[591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Sezione dedicata ai commenti sulle storie attualmente in edicola e a quelle pubblicate negli ultimi mesi.

Moderatori: Diablero, Alberto Elisi, Mucco

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Alberto Elisi » lun feb 08, 2010 10:23 pm

In effetti credo che sia davvero ora di tornare a discutere, in questa sede, solo della storia di Faraci.
La discussione con Cochise può essere continuata sul topic di Boselli.

borden ha scritto:forse sia Alberto che altri sono stati sviati da una strana e non richiesta opinione del buon Claudio, il quale avrebbe fatto meglio a rimanere al tornio :lol: :lol: (e a concludere finalmente la storia che abbiamo iniziato ormai più di otto anni fa :evil: ) invece di farsi prendere da manie pedagogiche del tutto fuori luogo! :vecchio: :furia: Ma gli tirerò le orecchie quando lo vedrò... :lol: :lol:

Non credo di essere stato sviato da niente, il mio era un intervento meramente "tecnico" che riguardava tutte le persone coinvolte, invitandole a ritornare in topic. Non conteneva critiche rivolte né a te né a nessun altro, quindi se c'è qualcuno che ha frainteso non penso di essere stato io. Mi dispiace che tu ti sia risentito in questo modo, non era il caso.
Per inciso, Claudio Villa ha il diritto di scrivere, al pari degli altri utenti, dove più gli aggrada. Sta poi a me verificare se scrive messaggi OT o inopportuni e, se è il caso, "richiamarlo all'ordine". Piuttosto, il tuo "invito" a "rimanere al tornio" non è esattamente il massimo dell'eleganza, se proprio vogliamo dirla tutta.
Senza rancore :wink:

PS per qualunque comunicazione in materia, usare unicamente i messaggi privati.
Alberto
alberto@texwiller.net
Immagine
Avatar utente
Alberto Elisi
Stella di Latta - Amministratore
Stella di Latta - Amministratore
 
Messaggi: 10287
Iscritto il: mar gen 30, 2001 8:21 pm
Località: Canyon Diablo

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi cochise » lun feb 08, 2010 11:43 pm

Rieccomi!
Allora, adesso non so più se devo rispondere a Mauro utilizzando ancora questo topic, aprirne un altro o inviargli un messaggio privato... Comunque, per adesso mi limito a dire che Borden ha inteso bene che la mia critica voleva essere garbata e gentile e ha legittimamente richiesto una precisazione. Certo, forse ho mancato un po' di "stile" mettendomi a fare confronti tra due autori in un topic dedicato ad una storia di uno dei due... non si ripeterà.

Mauro, quello che mi chiedi di fare, la piccola sfida che mi hai lanciato, richiede un po' di "lavoro" da parte mia, che consiste nel piacere di andarmi a rileggere qualcuna delle tue storie. La cosa richiederà del tempo (ho un lavoro impegnativo e una famiglia ancora più impegnativa e riesco a dedicarmi alla lettura solo di notte e nei week end) ma prometto di rifarmi vivo appena mi sarò opportunamente "preparato".

A presto (?).

Cochise
Avatar utente
cochise
Pellegrino
 
Messaggi: 17
Iscritto il: mar ago 13, 2002 5:01 pm

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi jack65 » lun feb 08, 2010 11:52 pm

Questa seconda parte mi sembra decisamente più intrigante, molto migliore della prima.

S P O I L E R

La storia raggiunge il suo culmine con la rapina, il ferimento di Kit, la caccia e lo scontro finale: tutto molto “ordinario”, situazioni già viste ampiamente ma trattate benissimo, sia la rapina, le sparatorie (delle “signore” sparatorie) eccetera, si evita di ricadere nel solito agguato fallito per la mira imprecisa e i banditi stavolta si comportano come tali.
Lo scorso mese avevo maledetto la terza di copertina che mi anticipava quello che non volevo sapere, mi aspettavo un rapimento di Kit, quindi sono stato molto sorpreso in positivo dallo svolgimento dei fatti. Ma non è tanto la storia in sé che m’interessa quanto l’originalità con cui sono stati trattati i personaggi.
L’unico di cui avevo previsto qualcosa è lo sceriffo, sentivo che sarebbe morto riscattandosi. Se proprio voglio trovare un limite a quest’albo, mi sembra che gli si potesse riservare un trattamento migliore. Già parte con la macchia della codardia, e questo tratto viene amplificato e quasi esasperato dalla sua inazione durante la rapina, seguita da una rampogna del lord e addirittura da un’impietosa bocciatura dell’intera vita nel suo resoconto finale, cosa alquanto esagerata ma che per altro ci può benissimo stare, come spiegherò dopo. L’eroico riscatto finale col sacrificio in favore di Kit è quindi ben accetto, ma forse il tutto si svolge un po’ troppo rapidamente. Molto bello per altro presentare nel finale le lodi allo sceriffo da parte di Tex.
Un Tex che sembra quasi non apparire, sembra un personaggio in punta di piedi anche se è presentissimo dall’inizio alla fine, tanto che il suo sembra un eroismo scontato, ordinario, perché tutti si aspettano che agisca così: è la “banalità dell’eroe”, non tanto banale visto ciò a cui abbiamo assistito troppe volte nel post-500, a cui Tex ci ha un certo senso condannato: un eroismo banale così come può essere banale il male di un titolo di un famosissimo libro che ha fatto storia. L’autoironica battuta sull’invecchiamento non mi ha dato per nulla fastidio.
E sembra un personaggio tanto ordinario perché la parte del protagonista, anche se non è proprio così, sembra essere riservata a Kit, così fuori dell’ordinario, così “straordinario” nel proprio stoicismo, più che eroismo. Il rapporto padre-figlio è forse quello a cui teneva di più l’autore, e qui troviamo delle vere e proprie chicche. Aver recuperato una dimensione eroica di Kit, capace finalmente di agire e pensare con la propria testa senza pensare a cosa avrebbe fatto il babbo in una certa situazione, è una cosa a cui va dato grande merito. Sorpreso dal ferimento di Kit anziché dal suo rapimento, ma ancor più sorpreso dallo stoicismo dimostrato dello stesso il giorno dopo, e non m’interessa gran che che sembrasse in fin di vita, conta il recupero di un tratto che se ricordo bene era stato preparato e avviato dallo stesso GL Bonelli, condito con la consueta esuberanza giovanile.
E il rapporto col padre si amplia con la seconda chicca, l’episodio raccontato al lord. Io stesso avevo sentito una mancanza nel primo albo, Tex aveva quasi evitato un discorso un po’ più intimo quando Hodson era entrato un po’ in confidenza, qui “ripara” e si scioglie un po’ e dimostra l’affetto verso il figlio, che non mi sembra paternalistico ma un genuino e autentico affetto paterno. La preoccupazione poi è reciproca, non solo da padre a figlio e da figlio a padre, ma da uomo a uomo, forse la cosa più importante. Questa trattazione in un certo senso psicologica mi è piaciuta tantissimo.
Basterebbe questo per sottolineare i meriti di questa storia, ma il bello deve ancora venire, con le ultime 4 pagine veramente strepitose e toccanti affidate alla penna di questo straordinario personaggio. Questo è veramente il tocco di classe, un finale introspettivo e riflessivo alla N.Never, come piace a me e come a memoria penso non si sia mai visto su Tex.
Rispetto al primo albo il lord sembrava tenuto un po’ in disparte, ma qui ci si rifà ampiamente.
Un punto di vista interno alla storia: questo ci viene regalato, una riflessione su se stesso e sugli altri di rara bellezza e raffinatezza. Hodson è un personaggio particolarissimo, eccentrico ed eccessivo in quasi ogni atteggiamento: eccolo definire “gentleman” non solo Tex e Kit che lo accompagnano in città ma anche lo sceriffo che lo tratta con gentilezza, salvo poi dargli del codardo poco dopo, nello stesso modo in cui loda sperticatamente i primi due anche oltre i loro effettivi meriti e loda la torta di mele della governante, nello stesso modo in cui dà del bifolco a chi non lo accoglie con simpatia. E’ uno scrittore del west di fine ‘800, in cui, vedi i casi di Buffalo Bill e Wild Bill Hickock, era usuale spararle grosse sugli eroi di frontiera, così si creavano i miti, quindi si esagerava nel bene e nel male, vedi sceriffo per esempio. Ma al di là di lodi e denigrazioni più o meno eccessive, quest’uomo dalla visione romantica ed estatica della vita capisce che il west non è la sua casa, che la vita di frontiera non fa per lui. Il fatto di aver quasi causato il fallimento del piano di Tex ce lo restituisce più umano e forse più simpatico, e forse è proprio questo che lo fa riflettere sulla sua vita: lasciarlo andare per primo è stata una soluzione molto bella.
Ma ancora più fine è stata la riflessione su Tex e Kit: penso sia la prima volta che un personaggio si fermi a riflettere sui due non solo dal punto di vista eroico, con tutti gli eccessi che ne sono derivati, ma soprattutto dal punto di vista umano. Hodson si è posto delle domande su Tex, su cosa provava, su quali potessero essere le sue motivazioni, quando mai si è visto? E inquadra perfettamente padre e figlio, il primo non incline alle riflessioni, certamente non musone ma introverso, un uomo che fa trasparire molto poco di sé, il secondo invece, data anche la giovane età, sicuramente più estroverso e alla mano, più avvicinabile, “trasparente”, un libro aperto, come viene detto.
Questa differenza viene evidenziata nel momento conclusivo, quello dei saluti, una calorosa stretta di mano e un abbraccio ancor più caloroso.
In queste pagine io mi sono commosso, le trovo veramente eccezionali per finezza psicologica, forse solo io la penso così, ma spero che qualcun altro abbia goduto come me nel leggerle.
Questo lord meriterebbe di essere un compagno fisso di Tex, molto più, per esempio, di un Nat McKennet che non mi è mai entrato nel cuore.
Sono queste le “innovazioni” che vorrei vedere ogni tanto, questi momenti un po’ introspettivi, riflessivi, soprattutto da parte dello stesso Tex, che non deve certo parlare di metafisica platonica o di criticismo kantiano, ma che mi piacerebbe si sciogliesse un po’ verso quelle parti morbide di sé che abbiamo visto raramente, tipo l’ultima pagina di una storia per altro non eccelsa che sto rileggendo ora, “Sul sentiero dei ricordi”, un momento molto delicato dove non parla con nessuno ma pensa dentro di sé ai propri sentimenti e ai propri ricordi. Un Tex meno introverso, ogni tanto, chissà, me lo farebbe apprezzare molto di più.
Questa storia si farà ricordare, più che per la trama in sé, per tutte queste piccole raffinatezze, che poi diventano grandi, e per questo personaggio davvero unico e singolare. Tanto di cappello.

--

Andando oltre la storia

I flashback. Vedo che vengono sempre più usati e abusati, sarà una tecnica di sceneggiatura moderna, bella quanto si vuole, ma forse sarebbe l’ora di darsi una calmata, ci sono quasi in ogni storia.

Tecniche moderne. Sarà un preciso elemento di sceneggiatura, anche questo moderno, avrà anche un nome che da ignorante non conosco, fatto sta che sempre più spesso in una trama vengono saltati degli eventi forse ritenuti insignificanti o superflui, o per creare la giusta tensione e il giusto ritmo, oppure perché la tirannia delle 220 pagine lo rende necessario, o forse altro ancora. Per esempio, in quest’ultimo albo, ma ci sono tanti altri esempi, si salta la scena in cui Kit sfugge al dottore e quella del lord che fa fallire il piano di Tex: io sono abituato forse al vecchio stile narrativo, ma queste scene le vorrei vedere, mi sento quasi derubato se non lo si fa.

Parallelismi. Anche nella precedente storia dello stesso autore troviamo: “un” personaggio insolitamente abile con le armi da fuoco per il suo mestiere; “un” personaggio che ha qualcosa da farsi perdonare in cerca di riscatto; “un” personaggio che riflette su Tex; un Tex che quasi “accusa” qualcuno di andare troppo sul filosofico.

Programmazione. A marzo 2009 la Bonelli fa uscire un albo di N.Never in cui il capo del protagonista, certamente non un personaggio di azione, si comporta eroicamente nel corso di un attacco alla sua agenzia. Neanche un mese dopo esce un Maxi in cui lo stesso personaggio fa per quasi 300 pagine la figura del fesso, del deficiente, del coglionazzo.
A gennaio 2010 la Bonelli fa uscire un almanacco in cui Kit fa la figura del perfetto idiota, del demente, del vero bamboccione brunettiano. Neanche dieci giorni dopo esce “Destini incrociati” in cui lo stesso Kit è quasi la figura più eroica dell’albo.
Ma come programmano le uscite? La mano destra sa cosa fa la sinistra?

E ora stacco la spina se no non la smetto più!
Avatar utente
jack65
Pellegrino
 
Messaggi: 45
Iscritto il: gio gen 07, 2010 1:18 pm

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi calibro » mar feb 09, 2010 1:49 am

La storia mi è piaciuta. Bravo Tito.
Certo ci sono alcune critiche che condivido: esempio i flashback che non mi sono mai piaciuti (nemmeno quello nella storia di Manfredi, che reputo una storia molto buona). Ottima, invece, la scena in cui Kit Willer è rimontato a cavallo dopo la ferita. Ecco, forse mi sarebbe piaciuto vedere proprio la scena della lite con il dottore e un Kit che esclama una frase del tipo: "Al diavolo, doc. Devo raggiungere mio padre!" sbattendo la porta.

Delle tre storie di Faraci che sono uscite preferisco però la prima (Evasione), che dovrebbe essere la seconda sceneggiatura (la prima era Lo sceriffo indiano, uscita due anni dopo addirittura). A dimostrazione che Ortiz è irragiungibile in velocità. Che poi i fratelli disegnatori de Lo sceriffo indiano sono in due :D .
calibro
Pard
Pard
 
Messaggi: 157
Iscritto il: mer lug 19, 2006 11:09 am

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Tahzay » mar feb 09, 2010 2:24 am

Sarò franco, la storia resta carina, ma la seconda parte mi ha leggermente deluso; forse perché é stata una mera consecutio della prima, ma non una vera e propria "evoluzione", sino all'ovvio sbocco finale (l'eroe che agguanta e batte il nemico).
Mi spiego: nella prima parte avevamo un Hodson eccessivamente incensante verso Tex e Kit Willer, un Tex granitico e risoluto, un Kit impulsivo e generoso, uno sceriffo vigliacco, dei cattivi "bastardi" dal sangue freddo. Nella seconda...pure. L'unico colpo di scena, tuttavia un po' "telefonato", é il sacrificio dello sceriffo.
Beh, nulla di male in questo, ma é l'intero impianto della storia che ne risente, nel senso che Hodson (l'"io narrante", colui che dovrebbe scoprire con l'occhio incuriosito dell'estraneo, a poco a poco, il mondo di Tex) non racconta più nulla di nuovo su Tex e Kit, e la chiosa finale (pur bellissima) finisce con l'avere un che di deja vu (vedi primo albo).
Personalmente, non sono un fan dello schema "albo preparatorio"+"albo d'azione/fuochi d'artificio finali", mi piacciono di più concatenazioni, "cliffhanger" (alla Boselli), tradimenti e voltafaccia imprevisti.
Comunque, il mio voto passa da 8 ad 8-- :)
Capolavoro dell'autore n. 1, e vero e proprio "manifesto" della grinta e della personalità di Tex, la reazione composta e "costruttiva" al dramma del figlio delineata, in una vignetta muta sull'uscio, e nel laconico - ma granitico - "ce la deve fare".
Capolavoro n. 2, che - tra l'altro - cancella in parte le (frettolose) certezze mostrate da Hodson su Tex nella prima parte della storia, la chiosa sui sentimenti del ranger una volta tornato con la "preda", con quel primo piano che dimostra quale sia la risposta giusta, ossia (mirabile definizione) l' animo leggero di chi ha saputo agire secondo giustizia, riportando l' "ordine" della rettitudine lì dove regnava il "kaos".
Nota negativa n. 1: il flash-back, che smorza troppo la tensione dell'inseguimento, e non fa scoprire nulla di nuovo né al lettore né ad Hodson, ma é buono per mostrare un altro disegno e l'avida, instancabile curiosità di quest'ultimo.
Nota negativa n. 2: un po' ingenua e macchinosa la spiegazione autofornita da Barton, circa il modo di sfuggire efficacemente ai suoi inseguitori (sparare a Kit affinché Tex perda tempo ad occuparsi di lui...non faceva prima a darsela a gambe alla chetichella? O a sparare al più temuto, pericoloso degli avversari?).
Tahzay
Pard
Pard
 
Messaggi: 249
Iscritto il: lun giu 26, 2006 12:36 pm

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Carlo Monni » mar feb 09, 2010 9:25 am

jack65 ha scritto:Questa seconda parte mi sembra decisamente più intrigante, molto migliore della prima.

S P O I L E R

La storia raggiunge il suo culmine con la rapina, il ferimento di Kit, la caccia e lo scontro finale: tutto molto “ordinario”, situazioni già viste ampiamente ma trattate benissimo, sia la rapina, le sparatorie (delle “signore” sparatorie) eccetera, si evita di ricadere nel solito agguato fallito per la mira imprecisa e i banditi stavolta si comportano come tali.
Lo scorso mese avevo maledetto la terza di copertina che mi anticipava quello che non volevo sapere, mi aspettavo un rapimento di Kit, quindi sono stato molto sorpreso in positivo dallo svolgimento dei fatti. Ma non è tanto la storia in sé che m’interessa quanto l’originalità con cui sono stati trattati i personaggi.
L’unico di cui avevo previsto qualcosa è lo sceriffo, sentivo che sarebbe morto riscattandosi.


Credo che fosse ampiamente prevedibile, anche se non inficia la godibilità della storia, non più di quanto possa inficairla la prevedibilità della vittoria di Tex nel duello finale. :angel:


Se proprio voglio trovare un limite a quest’albo, mi sembra che gli si potesse riservare un trattamento migliore. Già parte con la macchia della codardia, e questo tratto viene amplificato e quasi esasperato dalla sua inazione durante la rapina, seguita da una rampogna del lord e addirittura da un’impietosa bocciatura dell’intera vita nel suo resoconto finale, cosa alquanto esagerata ma che per altro ci può benissimo stare, come spiegherò dopo. L’eroico riscatto finale col sacrificio in favore di Kit è quindi ben accetto, ma forse il tutto si svolge un po’ troppo rapidamente. Molto bello per altro presentare nel finale le lodi allo sceriffo da parte di Tex.
Un Tex che sembra quasi non apparire, sembra un personaggio in punta di piedi anche se è presentissimo dall’inizio alla fine, tanto che il suo sembra un eroismo scontato, ordinario, perché tutti si aspettano che agisca così: è la “banalità dell’eroe”, non tanto banale visto ciò a cui abbiamo assistito troppe volte nel post-500, a cui Tex ci ha un certo senso condannato: un eroismo banale così come può essere banale il male di un titolo di un famosissimo libro che ha fatto storia. L’autoironica battuta sull’invecchiamento non mi ha dato per nulla fastidio.
E sembra un personaggio tanto ordinario perché la parte del protagonista, anche se non è proprio così, sembra essere riservata a Kit, così fuori dell’ordinario, così “straordinario” nel proprio stoicismo, più che eroismo. Il rapporto padre-figlio è forse quello a cui teneva di più l’autore, e qui troviamo delle vere e proprie chicche. Aver recuperato una dimensione eroica di Kit, capace finalmente di agire e pensare con la propria testa senza pensare a cosa avrebbe fatto il babbo in una certa situazione, è una cosa a cui va dato grande merito. Sorpreso dal ferimento di Kit anziché dal suo rapimento, ma ancor più sorpreso dallo stoicismo dimostrato dello stesso il giorno dopo, e non m’interessa gran che che sembrasse in fin di vita, conta il recupero di un tratto che se ricordo bene era stato preparato e avviato dallo stesso GL Bonelli, condito con la consueta esuberanza giovanile.
E il rapporto col padre si amplia con la seconda chicca, l’episodio raccontato al lord. Io stesso avevo sentito una mancanza nel primo albo, Tex aveva quasi evitato un discorso un po’ più intimo quando Hodson era entrato un po’ in confidenza, qui “ripara” e si scioglie un po’ e dimostra l’affetto verso il figlio, che non mi sembra paternalistico ma un genuino e autentico affetto paterno. La preoccupazione poi è reciproca, non solo da padre a figlio e da figlio a padre, ma da uomo a uomo, forse la cosa più importante. Questa trattazione in un certo senso psicologica mi è piaciuta tantissimo.
Basterebbe questo per sottolineare i meriti di questa storia, ma il bello deve ancora venire, con le ultime 4 pagine veramente strepitose e toccanti affidate alla penna di questo straordinario personaggio. Questo è veramente il tocco di classe, un finale introspettivo e riflessivo alla N.Never, come piace a me e come a memoria penso non si sia mai visto su Tex.
Rispetto al primo albo il lord sembrava tenuto un po’ in disparte, ma qui ci si rifà ampiamente.
Un punto di vista interno alla storia: questo ci viene regalato, una riflessione su se stesso e sugli altri di rara bellezza e raffinatezza. Hodson è un personaggio particolarissimo, eccentrico ed eccessivo in quasi ogni atteggiamento: eccolo definire “gentleman” non solo Tex e Kit che lo accompagnano in città ma anche lo sceriffo che lo tratta con gentilezza, salvo poi dargli del codardo poco dopo, nello stesso modo in cui loda sperticatamente i primi due anche oltre i loro effettivi meriti e loda la torta di mele della governante, nello stesso modo in cui dà del bifolco a chi non lo accoglie con simpatia. E’ uno scrittore del west di fine ‘800, in cui, vedi i casi di Buffalo Bill e Wild Bill Hickock, era usuale spararle grosse sugli eroi di frontiera, così si creavano i miti, quindi si esagerava nel bene e nel male, vedi sceriffo per esempio. Ma al di là di lodi e denigrazioni più o meno eccessive, quest’uomo dalla visione romantica ed estatica della vita capisce che il west non è la sua casa, che la vita di frontiera non fa per lui. Il fatto di aver quasi causato il fallimento del piano di Tex ce lo restituisce più umano e forse più simpatico, e forse è proprio questo che lo fa riflettere sulla sua vita: lasciarlo andare per primo è stata una soluzione molto bella.
Ma ancora più fine è stata la riflessione su Tex e Kit: penso sia la prima volta che un personaggio si fermi a riflettere sui due non solo dal punto di vista eroico, con tutti gli eccessi che ne sono derivati, ma soprattutto dal punto di vista umano. Hodson si è posto delle domande su Tex, su cosa provava, su quali potessero essere le sue motivazioni, quando mai si è visto? E inquadra perfettamente padre e figlio, il primo non incline alle riflessioni, certamente non musone ma introverso, un uomo che fa trasparire molto poco di sé, il secondo invece, data anche la giovane età, sicuramente più estroverso e alla mano, più avvicinabile, “trasparente”, un libro aperto, come viene detto.
Questa differenza viene evidenziata nel momento conclusivo, quello dei saluti, una calorosa stretta di mano e un abbraccio ancor più caloroso.
In queste pagine io mi sono commosso, le trovo veramente eccezionali per finezza psicologica, forse solo io la penso così, ma spero che qualcun altro abbia goduto come me nel leggerle.
Questo lord meriterebbe di essere un compagno fisso di Tex, molto più, per esempio, di un Nat McKennet che non mi è mai entrato nel cuore.
Sono queste le “innovazioni” che vorrei vedere ogni tanto, questi momenti un po’ introspettivi, riflessivi, soprattutto da parte dello stesso Tex, che non deve certo parlare di metafisica platonica o di criticismo kantiano, ma che mi piacerebbe si sciogliesse un po’ verso quelle parti morbide di sé che abbiamo visto raramente, tipo l’ultima pagina di una storia per altro non eccelsa che sto rileggendo ora, “Sul sentiero dei ricordi”, un momento molto delicato dove non parla con nessuno ma pensa dentro di sé ai propri sentimenti e ai propri ricordi. Un Tex meno introverso, ogni tanto, chissà, me lo farebbe apprezzare molto di più.
Questa storia si farà ricordare, più che per la trama in sé, per tutte queste piccole raffinatezze, che poi diventano grandi, e per questo personaggio davvero unico e singolare. Tanto di cappello.


Condivido praticamente tutto quello che hai detto... a parte l'uso del termine partner fisso per personaggi come Nat MacKennett, che appaiono solo una volta ogni tanto. :lol:

Andando oltre la storia

I flashback. Vedo che vengono sempre più usati e abusati, sarà una tecnica di sceneggiatura moderna, bella quanto si vuole, ma forse sarebbe l’ora di darsi una calmata, ci sono quasi in ogni storia.


Ti dirò, a me non hanno dato fastidio, anzi, in genere li apprezzo. In questo caso, poi, li ho trovati funzionali alla storia da raccontare. Nel primo caso il flashback serviva a delineare meglio la personalità dello sceriffo rispetto a quella di Tex. Nel secondo caso, a precisare meglio certi aspetti del carattere di Kit per meglio spiegare il comportamento successivo.

Tecniche moderne. Sarà un preciso elemento di sceneggiatura, anche questo moderno, avrà anche un nome che da ignorante non conosco, fatto sta che sempre più spesso in una trama vengono saltati degli eventi forse ritenuti insignificanti o superflui, o per creare la giusta tensione e il giusto ritmo, oppure perché la tirannia delle 220 pagine lo rende necessario, o forse altro ancora. Per esempio, in quest’ultimo albo, ma ci sono tanti altri esempi, si salta la scena in cui Kit sfugge al dottore e quella del lord che fa fallire il piano di Tex: io sono abituato forse al vecchio stile narrativo, ma queste scene le vorrei vedere, mi sento quasi derubato se non lo si fa.


Io, invece no. :wink:
Non trovo assolutamente necessario che si mostri proprio tutto. Sta anche all'intelligenza del lettore riempire i buchi. Per quanto mi riguarda, ad esempio, ho avuto una gradita sorpresa quando Kit è apparso a cavallo e mi sono detto: "Bravo Tito: mi sembrava strano che avessi totlo di mezzo Kit in questo modo. Questo è il Kit Willer che ricordavo ed apprezzavo". Una sorpresa che sarebbe stata annacquata se quella scena fosse stata preceduta da una in cui Kit si alza dal letto e parte.
Quanto al perché Tito utilizzi le ellissi narrative, a mio parere la risposta è semplice: questo è il suo stile, è così che scrive. Punto e basta.
Quanto alle tecniche moderne... sono tanto moderne che Gino D'Antonio le usava già più di 30 anni fa. :twisted: :lol:
Mi sono sempre chiesto perché ci siano dei lettori che pensino che certi modi di narrare non siano adatti a Tex (c'è stato perfino chi, riferendosi al finale narrato da Hodson ha sprezzantemente fatto riferimento ad "un Dylan Dog qualunque", qusi che l'uso della prima persona in Tex sia un peccato grave sanzionato dalla Legge Mosaica :twisted:). da parte mia non ho mai fatto una questione di stile, ma di aderenza al personaggio ed al suo mondo. Faraci, Boselli o Manfredi non scrivono con lo stile di G.L. Bonelli? Mi sembra la scoperta dell'acqua calda. :wink:
Lasciamoli scrivere come sanno (e rompiamo anche meno le scatole ai disegnatori, già che ci siamo, che non è nemmeno detto che le soluzioni grafiche di 50 anni fa debbano essere la Bibbia di oggi :wink:) pretendendo da loro solo che rispettino i personaggi che usano, dandone sì una visione ed interpretazione personale (cosa, del resto, inevitabile) senza peò stravolgerne mai le caratteristiche fondanti.
Questo, almeno secondo me (e la mia è un'opinione che rispetto molto quando mi accingo a leggere qualcosa :lol:). Tito lo ha fatto (come, vale la pena di ribadirla, lo hanno fatto Boselli, Manfredi ed il primo Nizzi) e tanto mi basta. Che poi al storia venga narrata in prima persona, seconda persona, terza persona, dal diario della maestrina del villaggio o dal coro greco, con didascalie o senza didascalie, con ellissi o mostrando tutto fino all'ultimo atto di Tex e soci, francamente mi sembra secondario.

Parallelismi. Anche nella precedente storia dello stesso autore troviamo: “un” personaggio insolitamente abile con le armi da fuoco per il suo mestiere; “un” personaggio che ha qualcosa da farsi perdonare in cerca di riscatto; “un” personaggio che riflette su Tex; un Tex che quasi “accusa” qualcuno di andare troppo sul filosofico.


D'altra parte sono elementi pressochè assenti in "Evasione" e nulla sappiamo al riguardo nelle storie che Tito sta attualmente scrivendo.
Piuttosto, se c'è un marchio di fabbrica che riconoscerei nelle storie di Faraci finora pubbllicate, è la tendenza a cominciare nel bel mezzo di un'azione e l'inserimento nel corso della vicenda di una sequenza in cui Tex prova o fa riferimento all'efficenza di un'arma.


Programmazione. A marzo 2009 la Bonelli fa uscire un albo di N.Never in cui il capo del protagonista, certamente non un personaggio di azione, si comporta eroicamente nel corso di un attacco alla sua agenzia. Neanche un mese dopo esce un Maxi in cui lo stesso personaggio fa per quasi 300 pagine la figura del fesso, del deficiente, del coglionazzo.
A gennaio 2010 la Bonelli fa uscire un almanacco in cui Kit fa la figura del perfetto idiota, del demente, del vero bamboccione brunettiano. Neanche dieci giorni dopo esce “Destini incrociati” in cui lo stesso Kit è quasi la figura più eroica dell’albo.
Ma come programmano le uscite? La mano destra sa cosa fa la sinistra?


Se ci limitiamo al solo Tex... no. Fino a non molto tempo fa certi tipi di controllo erano praticamente assenti.
Su Nathan Never il discorso è diverso. Lì esiste una continuity ed ogni storia dovrebbe essere supervisionata al fine di armaonizzarla con le altre. Dovrebbe... ma non leggendo più Nathan Never non so quanto sia così adesso.

E ora stacco la spina se no non la smetto più!


Pure io. :wink:
Carlo Monni
Carlo Monni
Vecchio Cammello
Vecchio Cammello
 
Messaggi: 2589
Iscritto il: mar gen 30, 2001 11:24 am
Località: Italy

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi borden » mar feb 09, 2010 9:30 am

cochise ha scritto:Rieccomi!
Allora, adesso non so più se devo rispondere a Mauro utilizzando ancora questo topic, aprirne un altro o inviargli un messaggio privato... Comunque, per adesso mi limito a dire che Borden ha inteso bene che la mia critica voleva essere garbata e gentile e ha legittimamente richiesto una precisazione. Certo, forse ho mancato un po' di "stile" mettendomi a fare confronti tra due autori in un topic dedicato ad una storia di uno dei due... non si ripeterà.

Mauro, quello che mi chiedi di fare, la piccola sfida che mi hai lanciato, richiede un po' di "lavoro" da parte mia, che consiste nel piacere di andarmi a rileggere qualcuna delle tue storie. La cosa richiederà del tempo (ho un lavoro impegnativo e una famiglia ancora più impegnativa e riesco a dedicarmi alla lettura solo di notte e nei week end) ma prometto di rifarmi vivo appena mi sarò opportunamente "preparato".

A presto (?).

Cochise


Grazie! Comunque non è una sfida, sia ben chiaro. Ma se hai quell'impressione, mi occorre sapere se è fondata e su che cosa. Ci si risente nel forum apposito, sennò Alberto si arrabbia. :D
A presto!

Borden
borden
Satanasso
Satanasso
 
Messaggi: 429
Iscritto il: mar apr 03, 2001 6:59 pm

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi adrenalina » mar feb 09, 2010 11:10 am

piccolo OT: l'intervento di 3 autori di Tex nello stesso thread, al di là delle discussioni implicite, credo che rappresenti uno dei punti più alti a cui un forum su tex può ambire... :wink:
"Grande matusalemme ballerino!"
Kit Carson

"Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi"
Bertrand Russell
Avatar utente
adrenalina
Tizzone d'inferno
Tizzone d'inferno
 
Messaggi: 1290
Iscritto il: mar mar 06, 2007 2:03 pm
Località: Roma

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi sergej » mar feb 09, 2010 12:50 pm

Carlo Monni ha scritto:
Andando oltre la storia

I flashback. Vedo che vengono sempre più usati e abusati, sarà una tecnica di sceneggiatura moderna, bella quanto si vuole, ma forse sarebbe l’ora di darsi una calmata, ci sono quasi in ogni storia.


Ti dirò, a me non hanno dato fastidio, anzi, in genere li apprezzo. In questo caso, poi, li ho trovati funzionali alla storia da raccontare. Nel primo caso il flashback serviva a delineare meglio la personalità dello sceriffo rispetto a quella di Tex. Nel secondo caso, a precisare meglio certi aspetti del carattere di Kit per meglio spiegare il comportamento successivo.

Non solo: secondo me il secondo flashback serve anche a mostrare la visione romantica del West che adotta Hodson (che rappresenta gli indiani con le penne in testa, ecc.), e a fare un po' di ironia metanarrativa su questo scrittore che traduce la realtà secondo i canoni del feuilletton e del romanzo popolare.
Del resto, come è già stato notato, queste cose esistevano davvero. Già all'epoca, personaggi come Wild Bill Hickok, Buffalo Bill, Wyatt Earp, ecc. venivano "montati" anche dalla stampa popolare, che costruiva intorno a loro delle vere e proprie industrie dell'intrattenimento di massa.
"Il fumetto è evasione, è sempre evasione, deve essere evasione, del resto la parola evasione è una bellissima parola, evadere è sempre bello, la cosa più saggia da fare... Poi se c'è qualcos'altro ben venga" (Andrea Pazienza)

Il mio blog: http://www.ruminazioni.blogspot.com
Avatar utente
sergej
Vecchio Cammello
Vecchio Cammello
 
Messaggi: 2776
Iscritto il: gio feb 08, 2007 6:46 pm
Località: Perugia

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi freccia rossa » mar feb 09, 2010 2:01 pm

Seconda parte forse superiore alla prima, nel senso che non ho avuto momenti di disorientamento...anche perchè la storia è molto semplice al di la di tutto e segue degli schemi abbastanza basilari.
Siamo sui livelli dello 'Sceriffo indiano', piacevole ma non lascia il segno più di tanto.
Vedo queste prime storie di Faraci ancora una prova per entrare nel personaggio, secondo me ci sta entrando bene, però la bella storia (non dico il capolavoro) non l'ha ancora fatta.
La novità e l'originalità della storia doveva essere Hudson che però non basta, e anzi, dopo tutto lo spazio rubato a Tex nel primo albo, è quasi inutile alla fin fine.
Si poteva evitare il Flash back con Kit, non era sta gran impresa, e in ogni caso non ci stava.
La parte migliore era forse la sequenza del Kit impavido che se ne frega della ferita e corre ad aiutare il padre, per quanto era un minimo sforzata.
Quindi tirando le somme, Faraci funziona, ma le storie non sono ancora molto coinvolgenti.
Voto 6.5
<<:::: TRADIZIONALISTA del Forum ::::>>

Immagine Immagine Immagine
Avatar utente
freccia rossa
Vecchio Cammello
Vecchio Cammello
 
Messaggi: 3170
Iscritto il: mer nov 12, 2003 12:32 am
Località: Italy

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Tidus » mar feb 09, 2010 2:26 pm

jack65 ha scritto:In queste pagine io mi sono commosso...


Allora sei di lacrima facile: ti commuove "Patagonia", ti commuove "L'uomo di Baltimora"....Senza offesa, naturalmente: la sensibilità delle singole persone non è discussione.
IMHO, il giorno in cui mi commuoverò per Tex, come direbbe Carson (o era di Tex? vado a memoria...), "il sole tramonterà a mezzanotte e ai gatti spunteranno le ali".
Avatar utente
Tidus
Satanasso
Satanasso
 
Messaggi: 447
Iscritto il: dom nov 16, 2003 7:44 pm
Località: Italy

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Pasquale » mar feb 09, 2010 8:52 pm

Carlo Monni ha scritto:
Mi sono sempre chiesto perché ci siano dei lettori che pensino che certi modi di narrare non siano adatti a Tex (c'è stato perfino chi, riferendosi al finale narrato da Hodson ha sprezzantemente fatto riferimento ad "un Dylan Dog qualunque", qusi che l'uso della prima persona in Tex sia un peccato grave sanzionato dalla Legge Mosaica :twisted


Naturalmente il qualsiasi era riferito al Dylan Dog edito negli ultimi anni (perché quello di Sclavi regge alla perfezione il confronto con Tex...) e mi spiace che tu abbia colto un tono sprezzante, che non era nelle mie intenzioni; francamente comincia a darmi fastidio che, ad ogni confronto tra personaggi o autori, si pensi a qualcosa di scorretto, o poco elegante o sprezzante: io penso che ogni giudizio critico nasca anche perché quell’opera, quell’autore o quel personaggio nella mente di chi esprime un giudizio finisca inevitabilmente per confrontarsi con altre opere, autori o personaggi...Perché allora essere tacciati di scorrettezza quando tali confronti sono resi espliciti? O è forse la presenza degli stessi autori sul forum ad inibirli? (quoto in pieno quanto detto, a questo proposito, dal maestro Villa... )

Carlo Monni ha scritto:
....da parte mia non ho mai fatto una questione di stile, ma di aderenza al personaggio ed al suo mondo. Faraci, Boselli o Manfredi non scrivono con lo stile di G.L. Bonelli? Mi sembra la scoperta dell'acqua calda. :wink:
Lasciamoli scrivere come sanno ... pretendendo da loro solo che rispettino i personaggi che usano, dandone sì una visione ed interpretazione personale (cosa, del resto, inevitabile) senza peò stravolgerne mai le caratteristiche fondanti.


quoto in toto (tra l’altro in un mio vecchio post a difesa di un storia di Boselli affermai che i troppi paletti agli autori rischiano di uccidere Tex....); semplicemente secondo la mia personalissima opinione (non ritengo di essere depositario del Verbo di Tex né di alcuna Legge Mosaica..) l’uso dell’io-narrante in didascalia così come quei cenni di metafumetto non sono delle semplici interpretazioni personali né sono riconducibili a questioni di stile (come le frequenti elissi di Tito, che apprezzo molto) ma vanno prorio a stravolgerne le "caratteristiche fondanti", per dirlo con le tue parole.
Avatar utente
Pasquale
Satanasso
Satanasso
 
Messaggi: 270
Iscritto il: ven nov 04, 2005 11:32 am
Località: Le colline della paura - Puglia

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Clint94 » mar feb 09, 2010 10:39 pm

Anch'io è da un pò che non scrivo su questo forum, anche se continuo a leggervi, però per L'Uomo di Baltimora ho deciso di lasciare il mio commento, anche perché parlare con autori di Tex come Faraci o Boselli, e con un disegnatore straordinario come Villa, è sempre un onore.

Ma passiamo alla storia...

Al suo terzo lavoro per Tex, Faraci sforna quella che è sicuramente la sua migliore opera: L'Uomo di Baltimora infatti è una gran bella storia. La trama tutto sommato è molto classica, ma l'inserimento di un personaggio originale e ben caratterizzato come William Hodson la rende molto interessante. Se c'è una cosa in cui nelle sue tre storie Faraci ha dimostrato di essere davvero bravo, è la caratterizzazione di comprimari positivi (Hodson, Cameron) o ambigui, né buoni né cattivi (Jacky Blount, Frank Forrest), tutti personaggi molto riusciti. Meno efficaci sono invece i suoi antagonisti: né Harter in "Evasione!" né Rick Rowen in "Lo sceriffo indiano" sono cattivi memorabili, e purtroppo anche Freddy Barton è sulla stessa linea d'onda. Con questo non voglio dire che sono fatti male, anzi: tutti e tre i personaggi citati fanno il loro dovere nella storia, ma li ho trovati poco originali, troppo stereotipati. Nel caso di Freddy Barton, è bellissima la sua entrata in scena con l'uccisione del cacciatore di taglie, ma poi si dimostra il classico bandito spietato; e la scena in cui spara alle spalle al suo complice che non vuole affrontare Tex, sa molto di già visto. Insomma, anche nel suo caso, penso sia un cattivo che fa il suo dovere nella storia, ma senza essere memorabile. Oltre a Hodson, che è un comprimario eccellente, spicca il personaggio dello sceriffo Cameron: che nel finale si comportasse da eroe, era scontato, ma resta comunque un buon personaggio. Ottima è anche la figura che fanno i due protagonisti, Tex e Kit: Tex appare come un ranger esperto e inarrestabile, ma anche Kit, che spesso viene lasciato in secondo piano, viene caratterizzato molto bene: un giovane impulsivo e coraggioso, sempre pronto a rischiare la vita per la giusta causa. Questo approfondimento del personaggio di Kit mi è stato molto gradito; peccato che nella storia sia assente Carson: sarei molto curioso di vedere il suo comportamento nei confronti di un tipo come Hodson. Comunque, è da notare che nelle sue tre storie, Faraci non ha mai usato lo stesso duo: in "Evasione!" ci sono Tex e Carson, in "Lo sceriffo indiano" c'è solo Tex e ora in "L'uomo di Baltimora" ci sono Tex e Kit. Questa è sicuramente una cosa positiva: ma per una delle prossime storie, vogliamo vedere Tito alle prese con Tiger, personaggio troppo lasciato in disparte recentemente.

Buoni anche i flashback, che qui vengono usati per ben due volte, ma servono a caratterizzare meglio i personaggi di Cameron e di Kit, quindi ci stanno benissimo. Niente male il finale: bello il duello tra Tex e Freddy Barton, bellissime le ultime pagine con la "voce fuori campo" di Hodson.

Per quanto riguarda i disegni, inizialmente mi lasciavano freddino, ma man mano che la storia proseguiva, hanno cominciato a piacermi, quindi in generale anche per Bruzzo il giudizio è positivo. Mi sono piaciuti in particolare gli stacchi tra una scena e l'altra mediante i disegni di Hodson: gran bella trovata. Ottimi anche alcuni primi piani di Tex, tipo quello di pag 108 o di pag 111 del secondo albo.

Non ho molto da aggiungere. Una cosa che ho notato nella storia, è che nella seconda parte praticamente scompare il personaggio del bandito Roland: probabilmente muore nella sparatoria finale, ma non è molto chiaro :roll:

Concludendo, a me la storia è piaciuta. Non sono uno che, quando legge Tex, bada eccessivamente alle battute sull'età o al fatto che Tex si slacci il cinturone per picchiare un bandito. Quel che interessa a me è una bella storia, con dei bei personaggi e che resti fedele, nei limiti del possibile, ai tratti caratteriali principali dei protagonisti. L'Uomo di Baltimora rientra in questo tipo di storie, e a me tanto basta. Il personaggio di Hodson è forse il migliore dei personaggi inventati da Faraci per Tex, e mi auguro ritorni in qualche albo, prima o poi. Infine, se posso permettermi di dare un consiglio a Tito, lo invito ad "osare" di più nella caratterizzazione degli antagonisti, senza fermarsi troppo agli stereotipi del solito bandito crudele e spietato (e nella creazione dei cattivi, per esempio, Boselli è un maestro: basta pensare a personaggi come Boone il Cannibale, Jack Thunder o Mickey Finn, antagonisti impossibili da dimenticare).

In ogni caso, Faraci si sta dimostrando un validissimo autore, destinato a migliorarsi sempre più. Per la serie di Tex, è stato sicuramente un ottimo acquisto. E se anche le prossime storie saranno sui livelli di questa, beh, a me va più che bene.


VOTO: 7,5
CINEMATIK, il primo gioco italiano di cinema virtuale. Gestisci anche tu la tua casa di produzione, crea i tuoi film con gli attori che vuoi e discuti con gli altri giocatori sul forum!

WEST: DALLA REALTA' AL CINEMA, dove parlare di tutto e di più riguardo al vecchio, selvaggio West!

"Perché vivi in una barca?"
"Perché non mi piace tagliare l'erba!"
CLINT EASTWOOD
Avatar utente
Clint94
Tizzone d'inferno
Tizzone d'inferno
 
Messaggi: 1403
Iscritto il: lun apr 23, 2007 5:26 pm
Località: Padova

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Frank il Bandito » mer feb 10, 2010 1:08 pm

Concordo con i commenti di Clint (bentornato amigo :wink: ) e jack65. "Destini incrociati" è superiore rispetto alla prima parte, una classica storia che segue un filo narrativo molto lineare ma efficace (tenendo conto anche del buon ritmo presente e le varie scene d'azione) sceneggiata ottimamente con la sequenza del flashback che di certo non mi è dispiaciuta affatto. Mentre in "L'uomo di Baltimora" è stato dato molto spazio a Lord Hudson con Tex leggermente sotto le righe, qui assistiamo a un recupero della personalita' grintosa del ranger che si comporta da vero mastino nella caccia ai banditi mentre l'originale personaggio creato da Faraci è un perfetto comprimario sempre valido nelle sparatorie senza rubare la scena a Tex (com'era successo nel primo albo). Ho apprezzato molto la caratterizzazione di Kit, finalmente c'è un pieno recupero del personaggio che ritrova spessore nella dimensione della serie, grazie anche al lavoro fatto da Boselli nel Texone "Patagonia". Il finale con la voce fuori campo di Hodson (mi piacerebbe rivederlo :wink: ) è di per se' molto originale sulle pagine di Tex con uno stile molto cinematografico e pienamente riuscito. Molto valida la prova di Bruzzo, migliorato rispetto al primo albo, ho notato piu' sicurezza soprattutto nei primi piani di Tex e Kit e le sparatorie sono rese benissimo.
"Se vedo qualcuno là fuori l'ammazzo. Se qualche figlio di puttana mi spara addosso non ammazzo soltanto lui, gli ammazzo anche la moglie e tutti i suoi amici. E poi gli brucio anche la casa. Meglio che nessuno spari. Voglio che facciate per Ned un bel funerale! E non azzardatevi più a sfregiare prostitute! Altrimenti torno e vi ammazzo tutti, figli di puttana" (William Munny) Clint Eastwood in GLI SPIETATI
Avatar utente
Frank il Bandito
Tizzone d'inferno
Tizzone d'inferno
 
Messaggi: 2240
Iscritto il: lun set 20, 2004 7:33 pm
Località: Frattamaggiore (Napoli) e Bologna per lavoro

Re: [591-592] L'UOMO DI BALTIMORA di T. Faraci e G. Bruzzo

Messaggiodi Kolok » mer feb 10, 2010 1:21 pm

Letto ierii sera, comodamente sdraiato sul divano.
Che dire di non già detto da tanti di voi.

Storia molto buona nel complesso e con parecchi spunti interessanti.

Il 2° albo mi ha convinto un pò meno, non tanto per la storia di fondo, quanto per alcuni personaggi che non hanno brillato come nel 1°, o peggio ancora non hanno trovato lo spazioche avrei gradito.

Per capirci, parlo ad esempio dei vice-sceriffi, mi aspettavo un loro coinvolgimento se pur minimo nel proseguo della vicenda, e invece nulla, finiscono tacciati di "pivellismo" ed inesperienza da un Tex che torna nel poeno dell'azione lasciandoli li ad accudire l'amico ferito.

Peccato, avrei gradito un gesto eroico se non del singolo vice-sceriffo, magari del gruppo in toto, come che so, l'arrivo a sparatoria in corso presso il covo della banda togliendo da una situazione poco pioacevole Tex e Hodson.

Ho mal digerito il sacrificio dello sceriffo pavido per salvare Kit, scena "telefonata" fina dal flashback del suo passato di ranger con Tex; restava solo da capire al posto di chi si sarebbe preso la pallottola nel 2° albo e in quale pagina...

Comunque ci sono parecchi aspetti positivi, a partire dai disegni (molto belli a mio avviso) per non parlare dell'approfondimento del carattere e della figura di Kit, o del rapporto col padre e delel loro differenze (vedi saluto con Hodson come fatto gisutamente notare da altro forumista).

Il personaggio di Hodson infine l'ho vissuto di più nel 1° albo, nel secondo, se pur presente nell'azione l'ho sentito poco calato nella storia.

Un passo indietro rispetto alla vicenda del ferimento di Kit, della ricerca dei colpevoli da parte del padre e via dicendo.

Per dare 2 cifrette:

1° albo : 8,5
2° albo : 6,5

media : 7,5
Avatar utente
Kolok
Pard
Pard
 
Messaggi: 221
Iscritto il: dom ott 18, 2009 8:59 pm

PrecedenteProssimo

Torna a Storie recenti e in edicola

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 4 ospiti