No, nessun errore. Apro questo topic in un’area del forum destinata a Tex perche’ il triste finale capitato a Nick Raider riguarda purtroppo molto da vicino il destino di Tex.
Ecco cos’e’ successo:
Dopo 200 mesi di onorata, seppur poco remunerativa, carriera la serie poliziesca targata Bonelli va in pensione.
L’occasione non e’ delle piu’ allegre ma almeno c’erano le premesse per finire in grandezza: concludere la saga con il numero 200, come da tradizione a colori, e con una storia che vedeva il protagonista sposarsi con l’eterna fidanzata.
Peccato che alla Bonelli abbiano pensato di affidare la storia al creatore della serie Claudio Nizzi, da lungo assente dalle pagine della sua creatura. Il quale come ben sappiamo ai tempi della nascita della serie era un signor sceneggiatore mentre adesso… beh, sappiamo tutti qual’e’ la situazione attuale.
Infatti Nizzi ha sceneggiato lo storico episodio da par suo da parecchio tempo; cioe’ male, anzi malissimo concludendo la saga con la PEGGIOR storia della serie.
Ed e’ impressionante e inquietante per un lettore texiano constatare che “la tecnica” usata da Nizzi per distruggere l’ultima storia del SUO personaggio sia la stessa da lui usata da anni per distruggere Tex:
Protagonisti del niente:
Nick Raider il duro e inflessibile sbirro di New York trasformato in un babbeo inconcludente e sudaticcio pronto a cedere al ricatto di un mafioso e nel seguito della storia assolutamente incapace di prendere in mano gli eventi; e se i suoi compagni fanno una figura appena un po’ meno meschina alla fine risulteranno altrettanto incapaci di concludere alcunche’. Ma il fondo della storia (e della carriera) Nizzi lo raggiunge con i personaggi femminili, trasformati in macchiette avvilenti, maschiliste e razziste - per cui, ad esempio, la poliziotta lesbica (splendido personaggio nato dalla santa penna di Gino D’Antonio) deve ribadire ogni volta che apre bocca di non essere attratta fisicamente dal protagonista… puah!
Siam cattivi quindi scemi:
Di cattivi imbecilli Nizzi ce ne ha fatti conoscere tanti, ma i cattivoni di questa storia meritano un posto particolare nella sua galleria. Uno di loro deve andare a ad organizzare un attentato? Beh ma allora e’ ovvio che “bisogna” coinvolgere attraverso un piano cervellotico due pericolosi sbirri che scorteranno il tizio attraverso l’America - perche’ non si poteva affidare la scorta a due tizi qualsiasi Nizzi non si degna di spiegarcelo. Naturalmente, una volta “usati”, i due sbirri andranno affidati alle cure di un solo carceriere, che ovviante e’ un coglione pronto a farsi infinocchiare alla prima occasione. Ma che dire poi dell’attentato in questione? Un rifacimento demenziale dell’11 settembre che prevede tra l’altro che i piloti degli aerei, kamikaze mancati, si salvino gettandosi con i paracaduti un attimo primo dello schianto – come avrebbero fatto poi ad allontanarsi dal luogo dell’attentato ancora Nizzi non si degna di spiegarcelo.
Taci, il nemico ti ascolta:
Due autentici marchi di fabbrica del Nizzi style: l’imprescindibile scena dei tizi che origliano alla finestra (in questo caso i protagonisti) e il solito ben informato che tutto sa e tutto dice (in questo caso un credibilissimo boss mafioso cinese in preda ad un credibilissimo sussulto di patriottismo americano).
Botte di culo come se piovesse:
La fidanzata del protagonista viene rapita? Beh, ma allora “ovviamente” la macchina dei rapitori verra’ in seguito rubata da un ladro di macchine che guarda caso e’ amico del protagonista, e altrettanto “ovviamente” un investigatore privato (che, guarda tu il caso, e’ sempre amico del protagonista) assistera’ “per caso” al rapimento e seguira’ i rapitori fino al nascondiglio. Continuo?
Ritmo ed azione, questi sconosciuti:
Azione zero assoluto - non un morto, non un inseguimento, non una sparatoria; giusto un paio di pugni, qualche sgommata e un paio di esplosioni alla fine. Ritmo catatonico - pagine su pagine di scene totalmente inutili: tipo decine di vignette mute che mostrano macchine che e entrano ed escono da parcheggi e che percorrono strade; per poi arrivare ad una conclusione convulsa (e insulsa) pigiata a forza nelle tre pagine conclusive.
Parole, parole, parole:
Soliti dialoghi asfissianti che suonano falsi come una moneta da tre euro – un continuo di “noi sappiamo che loro sanno che noi sappiamo”, di “faccio questo perche’ voglio ottenere questo, dico questo perche’ voglio alludere a quest’altro”. C’e’ da dire che non raggiungiamo gli infimi livelli texiani, forse perche’ lo spazio e’ minore e persino Nizzi ogni tanto sente il bisogno di stringere.
La ciliegina sulla torta:
Ma con quest’ultimo Nick Raider, Nizzi fa un salto di qualita’ non ancora raggiunto con Tex (ma non disperiamo prima o poi tocchera’ anche al nostro ranger): in questa storia i buoni falliscono su tutta la linea!
Non fosse che uno dei cattivi alla fine ci ripensa (colpo di scena assolutamente gratuito e ingiustificato, indegno del peggiore dei dilettanti) l’attentato sarebbe stato portato a termine!
Ben lungi dal poter essere letta come un’amara metafora conclusiva della serie, del tipo “dopo l’11 settembre i semplici sbirri come Nick e compari nulla possono contro il vero male” (il tono della storia, anzi, vorrebbe essere ironico), questa indegna conclusione segna la definitiva resa di Nizzi alla sciatteria piu’ definitiva, al “pur di riempire pagine va bene tutto, ma proprio tutto”.
Ed e’ davvero inquietante che il fondo della carriera Nizzi lo abbia raggiunto con un personaggio da lui creato e (si puo’ immaginare) da lui amato. Alla luce di questo, come e’ possibile che qualcuno possa ancora nutrire speranza che Nizzi possa tornare a far qualcosa di buono sulle pagine di Tex, un personaggio che in definitiva non ha mai amato e che ormai in tutta evidenza non riesce a “sentire” in alcun modo, rimane per me un mistero.
Perche’ quanto si e’ consumato sul numero conclusivo di Nick Raider e’ una prova definitiva e totale che lo sceneggiatore principe di Tex e’ definitivamente alla frutta.
Prova definitiva e totale perche’ per Nick Raider cadono tutti gli alibi che fino a qui erano venuti in suo soccorso per giustificare la vergognosa decadenza dell’autore nelle storie del ranger.
Niente paletti redazionali stavolta, niente “bonellicanzio” a censurare, niente “rigetto del personaggio”, niente political correct da auotoimporsi, niente presunto rispetto di canoni bonelliani…
No, l’ultima storia di Nick Raider e’ una bruttissima storia perche’ Nizzi (oramai) e’ un pessimo sceneggiatore.
Punto e basta.







